Preparazione CELI e CILS

Ci sono tanti motivi per desiderare una certificazione del vostro livello di italiano: per un’esperienza di lavoro e studio in Italia o anche, perché no, per il semplice piacere di vedere confermato il vostro livello di conoscenza.
Sono sempre di più infatti coloro che voglio ottenere una certificazione e vogliamo perciò fornirvi qualche informazione utile in merito.
In Italia sono due le università che rilasciano questo tipo di certificato e hanno le proprie sedi d’esame in tutto il mondo. Sono l’Università per Stanieri di Perugia e l’Università per Stranieri di Siena, che rilaciano due tipi di certificato: rispettivamente il CELI e il CILS.
È importante infatti sapere che molto probabilmente potete ottenere il vostro certificato anche nel vostro paese.
Ecco qui il sito dove trovare la sede d’esame CILS più vicina a voi.
Questo invece è il sito per trovare le sedi d’esame CELI
Per quanto riguarda i calendari degli esami, è utile sapere che le principali sessioni sono in estate e in inverno: giugno e novembre per il CELI e giugno e dicembre per il CILS. Le certificazioni dei livelli più bassi sono presenti anche in altri periodi, perciò vi consigliamo di controllare sulla pagina dei rispettivi siti.
Sulla nostra pagina Facebook vi aggiorneremo sulle sessioni d’esame più vicine.
Per ogni tipo di domanda o chiarimento, non esitate a contattarci!

La Befana

befana_epifania

La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
con le toppe alla sottana
Viva, Viva La Befana!

La Befana è per gli italiani una vecchia donna che porta doni ai bambini buoni la notte tra il 5 e il 6 gennaio. L’immagine della Befana è facilmente riconoscibile: gonna scura ed ampia, uno scialle, un fazzoletto in testa, un grande naso aquilino e soprattutto la scopa volante sulla quale vola di tetto in tetto. Il suo arrivo coincide con la festa religiosa dell’Epifania, che tutte le feste porta via: è infatti l’ultimo giorno in cui si tiene l’albero di Natale a casa e l’ultimo giorni di vacanza scolastica.

Sulle origini di questa vecchina tanto attesa dai bambini circolano molte leggende in cui si incontrano elementi precristiani, magici, folcloristici e cristiani.

La Befana arriva lo stesso giorno in cui arrivano i Re Magi nel presepe: per la religione cattolica la Befana porta i doni in ricordo di quelli offerti a Gesù Bambino dai Magi. Secondo un antico racconto popolare italianoi Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiedono informazioni ad una vecchia. Quando i Re Magi partono, la donna prepara dei dolci, esce di casa per seguire i Re Magi e portare anche lei dei regali a Gesù. Così si ferma ad ogni casa che trova, donando dolci ai bambini che incontra, nella speranza che uno di essi sia il piccolo Gesù.

C’è però anche una leggenda precristiana: anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura di Madre Natura. Secondo questa leggenda la notte del 6 gennaio Madre Natura appare sotto forma di una vecchia e buona strega, che vola per i cieli con una scopa, pronta ad essere bruciata per rinascere.

calze-per-la-befanaPrima di morire però, la vecchia Madre Natura distribuisce frutta e dolci per lasciare dei semi che l’anno successivo si trasformeranno in piante. La Befana coincide quindi, in questo caso, con la rappresentazione dell’anno vecchio, pronto a morire e sacrificarsi per far rinascere un nuovo periodo di prosperità.

Oggi la Befana lascia a ogni bambino una calza contenente soprattutto dolcetti (torroni, cioccolatini) e anche giocattoli: ma solo ai bambini buoni! A quelli cattivi lascia invece del carbone!

Gli intercalari

people talking

Gli intercalari sono delle parole o gruppi di parole inserite spesso inconsciamente nel parlato e rappresentano un aspetto importante del registro informale. Ecco le caratteristiche principali:

– sono utilizzati per unire o introdurre i nostri discorsi;

– sono parole o espressioni private spesso del loro vero significato (è il caso di alcuni segnali discorsivi);

 

– svolgono una funzione puramente espressiva;

– riguardano quasi esclusivamente il parlato.

– si possono dividere in segnali discorsivi (niente, cioè, tipo) ed esclamazioni, dette anche interiezioni (boh, beh o be’, vabbe’, dai, mah, ehi!) che possono sconfinare in parole oscene (cazzo).

L’esempio seguente è la trascrizione di un dialogo in cui sono stati sottolineate tutte le espressioni ricorrenti del parlato informale.

DIALOGO
Contesto:
Due amiche si incontrano al supermercato.

dialogo informale

Ehi = Serve a richiamare l’attenzione di una persona con cui si è in confidenza

di bello = spesso si aggiunge dopo alcune espressioni (Che hai fatto di bello? Che mi dici di bello?)

Mah = All’inizio di una risposta indica incertezza

guarda = non ha significato di “guardare”, ma serve a introdurre un argomento, una spiegazione, un racconto

niente = intercalare molto usato privo di un vero significato

stamattina = è la forma contratta del più formale “questa mattina”

tutto = molto usato all’orale, anche al plurale, come rafforzativo. Es: Tutta quella gente, tutti quei bicchieri.

cioé = viene usato privato del suo significato

cosa = nei registri più bassi “coso” e “cosa” sono molto usati in sostituzione di termini specifici.

boh = una degli intercalari più usati all’orale, esprime incertezza

mi sa = costruzione che significa “credo”, “ritengo”, “mi sembra”

dai =  esortazione, richiesta, insistenza.

Vabbe’ = va bene

acqua in bocca = espressione idiomatica che equivale a “Non parlarne con nessuno”

be’ =  è la contrazione di bene, spesso usata come “allora”.

l’ha mollato = l’ha lasciato

dai? = esprime sorpresa, stupore, incredulità

CONCLUSIONE

Osserviamo che il linguaggio informale parlato è molto diverso da quello che useremmo in un contesto formale in quanto spesso, quando parliamo, usiamo termini privati del loro significato originario e inseriti nella conversazione con lo solo scopo di fare da “collante” tra le nostre frasi.

 

esercizio

ESERCIZIO

Un ottimo esercizio, a questo punto, sarebbe immaginare il dialogo in un contesto formale e trasformare quindi tutte le battute. Buon lavoro!

Il registro informale: messaggi, e-mail e social media

????????????????Abbiamo visto che in seguito alla diffusione di nuovi mezzi di comunicazione (sms, e-mail, social media) il registro informale oggi è utilizzato anche nella forma scritta

Nei messaggi ed e-mail che ci scambiamo attraverso telefoni cellulari e computer, ad esempio, la semplificazione non è più solo a livello lessicale e sintattico, ma anche grafico. Tante infatti sono le abbreviazioni introdotte nei nostri scritti quotidiani: da quelle di tipo grafico (sn invece di “sono”, cmq per “comunque”, xke per “perché”) a quelle alfanumeriche (6 invece di “sei”). Fino a qualche anno fa questa tendenza riguardava esclusivamente i giovanissimi, ma oggi si sta diffondendo anche tra adulti.

Altra caratteristica di questi testi è l’abuso dei segni di interpunzione (o punteggiatura), soprattutto punti esclamativi (!) e puntini di sospensione (…), ma pure emoticon.

Ecco un esempio di conversazione messaggistica con a fianco (a destra) la “traduzione” in italiano corretto.

conversazione cell

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Il registro informale

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Oggi vogliamo parlare delle espressioni tipiche del registro informale, quelle che normalmente non si insegnano a scuola eppure sono importanti per comunicare con persone che ci sono vicine nella vita di tutti i giorni, come amici o familiari. Sono quindi espressioni da evitare in un contesto formale, cioè con persone con cui non abbiamo confidenza o non conosciamo.

Il registro informale è legato generalmente alla lingua parlata, colloquiale. In realtà, oggi, con la diffusione di nuovi mezzi di comunicazione (sms, e-mail, social media) questo registro si può ritrovare anche nella forma scritta.

Questo registro si caratterizza per l’uso di:

– frasi semplici, con una prevalenza di proposizioni coordinate (ovvero sullo stesso piano sintattico. Esempio: Stamattina esco e vado a correre).

lessico di uso comune che predilige parole semplici e che può cadere anche nel gergale o addirittura nel volgare;

esclamazioni;

intercalari (niente, un attimo, come dire, …);

verbi pronominali (sentirsela, farcela, …);

espressioni idiomatiche (essere al verde, vuotare il sacco, fare due passi, …)

Nei prossimi articoli ci occuperemo dei punti più interessanti e più difficili del registro informale.

Gestualità italiana

gesti italiani

Gli italiani sono conosciuti in tutto il mondo per la loro gestualità, guardata spesso con divertimento dagli stranieri.

Anche per questo motivo l’insegnamento della gestualità italiana oramai ha guadagnato il suo spazio all’interno della didattica dell’italiano a stranieri.

Fin qua nulla di male: è proprio insegnando i gesti che noi insegnanti ci accorgiamo della disinvoltura con cui li usiamo! E così ci accorgeremo che piccoli gesti per noi automatici per gli altri non lo sono affatto.

Tuttavia ci sono gesti e gesti: alcuni usati ormai solo nei manuali e video didattici, o in alcune circoscritte aree italiane. Ma si sa, allo straniero piace generalizzare ed esagerare e così anche i gesti diventano un pittoresco stereotipo.

Per fortuna il New York Times ha nobilitato la nostra proverbiale gestualità e l’ha definita una “invidiabile ed elegante coordinazione con la quale gli italiani da secoli comunicano senza parlare“.

Guardiamo dunque questa lezione di gesti italiana impartita direttamente dal New York Times!

L’importanza della lettura

Libri-da-leggere-da-bambini

Siamo entrati appieno nella Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, il cui tema quest’anno è “Scrivere la nuova Europa: editoria italiana, autori e lettori nell’era digitale”, il filo rosso intorno al quale verterà l’intera manifestazione. Continua a leggere